Si la vida te pinta mal, toma un mezcal
i Miei viaggi in Messico
Il Messico non si visita. Ti entra dentro. La prima volta che ho messo piede in Messico pensavo di andare a scoprire un distillato. In realtà ho scoperto persone, silenzi, terra, fatica e verità. Ci sono posti che non hanno bisogno di essere spiegati perché li senti addosso appena arrivi. Oaxaca per me è stato questo. Polvere sulle scarpe, mani rovinate dal lavoro, fuoco acceso alle sei del mattino e quell’odore di agave cotta che ti rimane nei vestiti anche quando torni a casa. Ricordo ancora la sensazione della prima volta davanti a una palenque vera. Nessun lusso, nessuna scenografia costruita. Solo uomini che lavorano con gesti tramandati da generazioni. Lì ho capito una cosa semplice: il mezcal non nasce per moda. Nasce per sopravvivenza, cultura e identità. La parte più forte? Gli occhi delle persone. Persone che magari non hanno nulla secondo gli standard occidentali, ma possiedono tempo, dignità e orgoglio. E questo ti spiazza. In quei giorni ho imparato più ascoltando che parlando. Ho visto famiglie intere vivere attorno alla produzione, bambini correre nei campi di agave, maestri mezcaleros raccontare la loro storia senza dover convincere nessuno di niente. Veri. Punto. Ed è probabilmente questo che mi ha cambiato il modo di vedere anche il lavoro. Perché quando torni da certi viaggi capisci che le persone sentono immediatamente se quello che racconti lo hai vissuto davvero oppure no. Da quel momento il Messico non è più stato una semplice passione. È diventato parte della mia visione, del mio modo di comunicare e di ciò che voglio trasmettere ogni giorno: autenticità, cultura e rispetto per ciò che c’è dietro ad ogni bottiglia. Perché dietro un grande distillato non c’è solo alcool. Ci sono famiglie, sacrifici, terra e tempo. E quando lo capisci davvero, non bevi più nello stesso modo.
Mariano tetro
5/25/20261 min leggere


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